Abi: finanziamenti in calo da oltre un anno, record per le sofferenze bancarie

 

L'Abi avverte: calano in finanziamenti alle imprese e i dati confermano il difficile periodo per l'economia e la finanza italiana.

L’Abi registra Finanziamenti in picchiata. Che sia un periodo difficile per l’economia e la finanza italiana è ormai risaputo, ma i dati che vengono chiamati a confermare questo momento di empasse rendono se possibile la situazione ancora più drammatica.

Uno degli ultimi dati a essere stati resi noti è quello dei prestiti da parte dell’Abi, che ha registrato un calo ininterrotto da ormai tredici mesi, con un nuovo record fatto registrare dalle sofferenze bancarie, che al lordo ammontano ormai a quasi 133 miliardi di euro, dato in evidente e ampia crescita rispetto al 2012, quando nel totale si erano fermate a circa 108 miliardi di euro e guardando la situazione su più ampia scala, con un lasso di tempo che va dal 2008 al 2012 ci si accorge che la situazione negli ultimi anni è crollata, con le sofferenze bancarie che son passate da poco meno di 41 miliardi a quasi 121 miliardi.

Ma il dato delle banche non è l’unico preoccupante, perché la stessa sorte è capitata anche ai clienti in situazioni di sofferenza, che nello stesso periodo temporale sono quasi raddoppiati, passando da poco più di 590 mila nel 2008 a oltre un milione nel 2012 segno di una crisi che sta stringendo sempre più forte. Tra il milione e oltre di clienti in difficoltà, la percentuale maggiore occupata dalle piccole e medie imprese a cui la crisi sta tagliando le gambe e che non riescono a risollevare la china, colpa di una tassazione eccessiva e del mercato rallentato.

Sul fronte dei prestiti la situazione non appare molto diversa e a maggio, come detto precedentemente, è stato fatto segnare il tredicesimo mese consecutivo di calo, che tendenzialmente non varia il suo valore rispetto a quello fatto registrare ad aprile con una contrazione del 3,1% e anche in questo caso il valore maggiormente negativo è quello che riguarda la situazione delle imprese, il cui calo tendenziale si è attestato sul 3,7% aumentando addirittura il suo valore rispetto ad aprile, quando si era fermato al 2,8%. Per quanto riguarda le famiglie, invece, la contrazione è stata dello 0,8% a maggio, rimanendo invariata rispetto ad aprile.

La situazione dei prestiti in Italia, seppur allarmante, è comune a tutti i Paesi dell’area Euro eccezion fatta per la Francia, che hanno visto una flessione più o meno marcata dei prestiti, Germania inclusa; un quadro, dunque, fortemente negativo, dal quale emerge l’unico dato positivo dei depositi e della raccolta, in forte controtendenza, dal momento che ha fatto registrare un valore positivo pari all’1,56%.

Questi dati devono far riflettere su un particolare ben preciso: se prima erano gli effetti dell’economia virtuali a danneggiare quella reale, si è assistito a un’inversione dei ruoli con l’economia reale che riversa i suoi problemi sul mercato creditizio nonostante la liquidità di fondo sembra non sia carente, anzi, e questo è dimostrato anche dall’aumento dei depositi. Ma allora dov’è il problema? Secondo alcuni esperti il calo dei prestiti è imputabile alla carenza di garanzie valide per l’ottenimento degli stessi, che attualmente non si dimostrano capaci di fornire adeguata sicurezza di copertura agli enti eroganti che hanno forti paure di insolvenza; questo comporta la crescita dei tassi di interesse, che non sono destinati a calare nel breve periodo o per lo meno fino a quando non ci sarà una decisa ripresa dell’economia reale, ma questi tassi di interesse così alti in qualche modo bloccano la ripresa dell’economia perché scoraggiano gli agenti di mercato dal richiedere un prestito o un mutuo per paura di non essere poi in grado di essere solventi. Stando a un’indagine condotta sul settore mutui da un’importante agenzia che opera online, di tutti i preventivi che sono stati chiesti sul web nell’ultimo anno, solo il 75 è stato effettivamente confermato ed erogato, segno che gli italiani non hanno fiducia in una possibile ripresa nel futuro che gli possa permettere la solvibilità al 100%.

E’ un circolo vizioso dal quale non sembra esserci uscita, ma che deve essere risolto nel più breve tempo possibile se si vuole sperare in una ripresa dell’economia e del mercato in Italia, che ha perso la fiducia anche delle banche estere che hanno diminuito notevolmente l’accesso al prestito per le imprese mentre sono aumentati, anche se di poco, i prestiti per le famiglie; il calo dei prestiti alle imprese è significativo e si attesta sul 9,9%, mentre l’aumento dei prestiti alle famiglie non arriva all’1% e si ferma allo 0,6% e facendo una media ponderata tra i due dati, tenendo conto dei diversi fattori che li influenzano, complessivamente c’è stata una flessione del 2,2% per quanto riguarda i prestiti erogati dalle banche straniere nel territorio italiano.

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