Anche i ricchi piangono: calano le importazioni di champagne e caviale

 

La crisi nel lusso lascia il segno: in netto calo importazioni i caviale e champagne ma non solo! Si rinuncia a ristoranti di lusso, uscite in barca, vacanze oltreoceano. Questa è l'amara realtà che colpisce anche i più ricchi

Se il modo di dire “cenare a pane ed acqua” può essere considerato eccessivo, non stupiamoci  però se non si sente più parlare di “champagne e caviale” negli ultimi tempi.

La crisi dei consumi ha colpito anche i beni di lusso: i piaceri delle bollicine e delle uova di storione frenano la loro crescita. Si parla di un calo delle vendite da 9 milioni a 2,5 milioni nei primi sei mesi dell’anno.

La Coldiretti, riferendosi a dati Istat alla mano, stima la crisi nel lusso a un -21% delle vendite di prodotti esclusivi tra gennaio e giugno 2012.

Anche i ricchi piangono e ridimensionano il proprio stile di vita. Se prima le importazioni di champagne francesi varcavano spesso il confine, oggigiorno è il Made in Italy a vincere sui portafogli degli italiani: più gradita una bottiglia di prosecco al tanto amato champagne, e le bollicine sono sempre incluse! Coldiretti sostiene che ben il 90% della popolazione incomincia a stimare il Made in Italy per poter sostenere la ripresa dell’economia nazionale.
Non è questione solo di parsimonia, poiché i meno poveri sembrano rinunciare anche a beni come le auto, le vacanze, le uscite ai ristoranti e persino allo shopping.

Le vendite delle quattro ruote stanno affrontando una forte crisi, soprattutto per ciò che riguarda i mezzi di lusso. A settembre la Porsche ha venduto il 62% in meno di un anno fa, Ferrari il 51%, Maserati il 55%, Lamborghini il 62%. Per non parlare del Salone Nautico di Genova, appena concluso a settembre, che ha visto dimezzarsi nettamente i propri introiti, con un fatturato che è passato dai 6,4 miliardi a poco più di 3, complice la tassa di stazionamento inserita quest’anno dal governo.

Il tempo per il faidate in cucina è aumentato notevolmente: secondo Coldiretti si parla di 69 minuti passati davanti ai fornelli, quasi un’ora in più rispetto ad una volta. E non solo i ristoranti pagano questa crisi, talvolta anche i supermercati stessi e i piccoli commercianti, data la frequente abitudine di preparare cibi in casa come pane, pizza , yogurt e conserve. La conferma arriva anche dalla quantità di persone che preferiscono portarsi il pranzo direttamente “al sacco”, senza spostarsi dall’ufficio per andare in qualche bar o ristorante a consumare ulteriormente.

Il settore dell’abbigliamento la vede totalmente grigia, e non si parla di colori più o meno in voga, ma proprio di un netto crollo delle vendite: basti pensare al flop dei saldi estivi, che quest’anno hanno registrato il 51% di acquisti in meno:  praticamente, un italiano su due rinuncia alle passeggiate per le vie del centro per evitare le tentazioni del mercato vestiario.

Altro tema rovente sono le vacanze: anche qui un italiano su due ha dovuto godere delle iniziative della propria città senza spostarsi minimamente, oppure gran parte dei vacanzieri ha risparmiato sui tragitti preferendo il caro amato bel paese ottimizzando così il tempo a disposizione.
Insomma, la crisi nel lusso spopola, ed è difficile prevedere una ripresa anche in questo settore martoriato dalle tasse e dalle spese elevatissime.

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Laureata in Cultura e Storia del Sistema Editoriale presso l'Università degli Studi di Milano, appassionata di scrittura creativa in tutte le sue forme. Curiosità e determinazione hanno da sempre accompagnato il suo percorso formativo. Entrare a far parte del blog OpinionZine ha permesso di svelare le proprie capacità e ha stimolato la propria sete di conoscenza.

 
 

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