Banche Vs imprese: 32 miliardi di prestiti in meno

 

A causa della quasi incontrollabile crisi economica di questi tempi, le imprese hanno visto venir meno, per le loro necessità di mercato, 30 miliardi e più di credito bancario.

A causa della quasi incontrollabile crisi economica di questi tempi, le imprese hanno visto venir meno, per le loro necessità di mercato, 30 miliardi e più di credito bancario. Nonostante la liquidità risulti ad alti numeri, le banche sono restie a concedere prestiti; in Italia i finanziamenti in corso erano di circa 915 miliardi (novembre 2011), mentre 7 mesi dopo (giugno 2012) risultarono 883 miliardi, crediti diminuiti del 3% a causa delle manovre finanziarie in atto dallo scorso anno.

L’elevata erogazione di prestiti a rischio, soprattutto grazie ai competitivi tassi dell’8% degli anni 2003-2008, ha fatto stringere la cinghia agli Istituti di Credito: il 10% dei finanziamenti concessi sono infatti risultati sofferenti (195 miliardi di credito a rischio). Si aggiungono a questi dati anche i primi rincari delle spese bancarie nei conti ad incaglio (inizialmente solo 113 miliardi, poi aumentati ai sopracitati a 195 con l’avanzare delle domande di prestito).

Gran parte dell’ammontare dei finanziamenti è stato distribuito in maniera errata e, dal caos finanziario che ne è derivato, pare quasi una situazioni fuori ogni controllo ma chiaro nelle statistiche. I miliardi di crediti concessi hanno fatto fare retromarcia alle Banche, che si sono trovate di fronte ad un problema più grande di loro, sono vittime di svalutazione che le obbliga ad erogare prestiti alle imprese che li richiedono in condizioni ai limiti dell’usura (fino ad una media del 9-10% di tasso nella maggior parte dei casi).

In questi casi, un gran numero di imprese rinuncia, sperando che in un secondo momento si possa usufruire di finanziamenti degni di essere chiamati tali, senza relazioni con una banca-strozzino. In loro difesa, gli Istituiti Bancari dicono che il cosiddetto “costo del denaro” è salito, poiché attualmente l’ingrosso richiede circa il 5%, al quale va aggiunto la spesa di gestione ed amministrazione del capitale.

Le Banche, ora più che mai, si stanno buttando molto sui depositanti privati, intesi come piccoli risparmiatori e famiglie, molti dei quali hanno un conto bancario prossimo allo zero; tutto questo per giustificare le spese della pubblica gestione di denaro e recuperare introiti persi.

Tuttavia le Banche italiane sono state aiutate dai versamenti della BCE, per abbassare lo spread: invece di provvedere a questo e rendere più sostenibile la situazione dei correntisti e nuovi eventuali clienti, hanno continuato a spendere, comprando titoli di Stato (comprese le proprie azioni) e del Tesoro per più di 100 miliardi. E’ un caso discutibile, vista la crisi nel mercato finanziario, dato che se non cambieranno l’utilizzo del denaro disponibile gli Istituti di Credito finiranno con il perdere tutto quanto: il capitale delle imprese che falliranno andrà perso, e per evitare l’ondata di nuovi crack aziendali, si dovrà arrivare ad un compromesso tra impresa (richieste non eccessive e pianificare al meglio i propri progetti) e banca (a fronte dei progetti dell’impresa, dovrà accompagnarla per garantirne il successo).

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Napoletana, laureata in Comunicazione Istituzionale d’Impresa presso l'università Suor Orsola Benincasa e maniaca dei Social Network, anche se 140 caratteri le sembrano sempre troppo pochi. Ha collaborato alla creazione di contenuti per blog su diverse tematiche. La curiosità e l’opinione altrui sono lo stimolo e il motore della sua passione e opinionZine è il pane per i suoi denti.

 
 

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