Confcommercio: Situazione economica in Italia uguale a quella di 15 anni fa

 

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, lancia l'allarme sulla crescita economica italiana. Il pil è fermo al 1998 e le riforme attuate dal Governo Monti non aiutano la crescita del paese.

A poco più di un semestre dalla formazione del Governo Monti, non sono bastate le dure invettive della Corte dei Conti sulla situazione stazionaria e negativa della crescita economica italiana, per migliorare la situazione e prendere decisioni diverse, all’indomani della grossa stangata che gli italiani hanno ricevuto con l’aumento delle tasse.

Stavolta a prospettare il tragico quadro  è Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, che in occasione dell’Assemblea annuale di Confcommercio appunto, lancia l’allarme: L’Italia è più povera.

I consumi sono tornati indietro di 15 anni, l’Italia spende come nel 1998 ed il Pil ha subito effetti recessivi notevoli.

A questo si aggiunge l’annoso problema dell’iva: se già a novembre ci fu l’approvazione dell’aumento al 21%, è a rischio che a settembre prossimo ci possa essere un ulteriore incremento che potrà diminuire maggiormente i consumi fino a 38 miliardi in meno.

Ma non finisce qui, perché se tutte queste misure coinvolgono ed implementano una situazione già critica delle famiglie italiane, anche le imprese sono duramente colpite, in quanto le richieste di credito da parte degli imprenditori, vengono soddisfatte dalle banche “con il contagocce”.

Tutti questi concetti, associati ai correttivi ed alle riforme predisposte dal Governo Monti, pongono le condizioni affinchè il Paese eviti lo schianto.

Questa è la dura accusa che lancia Sangalli, che alla presenza dei ministri Passera, Gnudi, Patroni Griffi e Ornaghi, nonché di politici, imprenditori e banche, vuole porre un momento di riflessione su una situazione che non avrà risvolto se non con la riduzione delle tasse, aumentate del 55% rispetto allo scorso anno: «Una risposta urgente che non può essere rinviata. Siamo agli sgoccioli»  sostiene durante l’assemblea.

Ma le invettive non cadono solo sullo stato italiano; dure parole Senigalli le riserva anche all’Unione Europea: «Sulle ragioni della crescita l’Europa e l’Italia ci devono mettere la faccia – sostiene il presidente di Confcommercio – se non si rimettono in moto crescita e occupazione, la medicina del rigore diviene insostenibile. Non ci sono sconti né scorciatoie ».

Quali sono quindi le soluzioni secondo Confcommercio?

Innanzitutto attuare delle riforme che possano portare uno sviluppo dell’occupazione italiana, in primis una rivisitazione del sistema contributivo italiano attuale.

Ma necessarie e fondamentali restano le modifiche al sistema fiscale, che costa alle imprese 2.7 miliardi di adempimenti l’anno.

A questo si dovrebbe aggiungere un ulteriore e rigoroso sistema di lotta all’evasione fiscale, non solo nei confronti dei piccoli imprenditori, e una scrematura del sistema burocratico ed amministrativo : «Dimagrisca lo Stato e dimagrisca la pubblica amministrazione».

Conclude con l’ennesimo dito puntato contro la liberazione degli orari per i commercianti, che a suo parere non è un buon modus per far riprendere i consumi.

 

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Laureanda in Giurisprudenza, ha iniziato a scrivere da due anni e si è ritrovata avvolta in una nuova passione senza accorgersene. Dove c’è un posto in cui raccontare qualcosa, esprimere un’opinione, portare avanti un progetto di ricerca c'è, pronta a dare un contributo e ad arricchire il suo bagaglio di esperienze.

 
 

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