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Il Jobs Act ha ripercussioni sull’erogazione di mutui?

 

Il lavoro a lungo termine, con il Jobs Act, non gode di grandi tutele e dunque garanzie per le banche. Vediamo come questo influenza la gestione della richiesta di mutui.

Prestiti personali e prestiti online sono sempre al centro delle discussioni dell’ultimo periodo ma, questa volta, l’attenzione è tutta per i mutui, i finanziamenti specifici per l’acquisto di un’abitazione. Le richieste di mutuo da parte degli italiani sono in continuo aumento, segno di una timida ma ritrovata fiducia nei confronti di una possibile ripresa economica. Sempre più consumatori dunque chiedono un mutuo ma all’orizzonte vi è un problema e questo è strettamente connesso con il nuovo Jobs Act: il Jobs Act ha ripercussioni per quanto riguarda l’erogazione della liquidità necessaria all’accensione di un mutuo? Banche e finanziarie saranno disposte a concedere un mutuo a lungo termine  ai lavoratori senza tutele?

Jobs Act e mutui

Duro scontro dunque tra il Jobs Act e i mutui, i finanziamenti dedicati all’acquisto o alla ristrutturazione di un immobile. Un lavoro precario anche se a lungo termine, non gode purtroppo di forti garanzie, che sono viste non proprio di buon occhio da istituti di credito e società finanziarie qualora ci si voglia rivolgere nei loro confronti per richiedere un finanziamento dall’importo importante come quello di un mutuo. Il nuovo Jobs Act pone dunque questo problema: le banche accetteranno le garanzie offerte dai nuovi contratti di lavoro e presentate loro da chi vuole chiedere un mutuo?

jobs act mutui

Sul tema, l’Osservatorio SuperMoney ha deciso di condurre un’indagine intervistando e sentendo il parere di autorevoli istituti di credito in merito al connubio Jobs Act-Mutui. Alle banche è stato chiesto se esistessero disparità di trattamento tra un possibile richiedente lavoratore con contratto a tempo indeterminato e un possibile richiedente con contratto di lavoro a tutele crescenti.

Banca Sella, CheBanca!, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno risposto all’interrogativo offrendo ciascuna una rispettiva simulazione di un prospetto di mutuo, ipotizzando uno specifico profilo del richiedente come under 30, RAL a  25000 euro, contratto a tutele crescenti, immobile oggetto della richiesta di mutuo del valore di 200.000 euro. La risposta per tutti è stata la stessa: la concessione del mutuo non può essere negata secondo la tipologia di contratto di lavoro. Nessuna banca ha inoltre imposto la presenza di una fidejussione o di un garante.

Le conclusioni

Le conclusioni in merito alla diatriba tra Jobs Act e mutui sono però ancora in attesa. Bisogna attendere risposte governative ufficiali, al momento ancora vaghe. Il Jobs Act è diventato legge lo scorso 4 marzo 2015, pochi mesi fa, e i contratti di lavoro, anche atipici, solitamente prevedono un periodo di prova della durata di due mesi, periodo durante il quale le procedure connesse ai mutui non possono essere di regola eseguite.

Al momento ci si può solamente basare sulle dichiarazioni di alcuni politici che cercano di rassicurare gli italiani e, soprattutto, i consumatori interessati a richiedere un finanziamento per l’acquisto dell’abitazione sul problema Jobs Act-mutui. Secondo le dichiarazioni delle banche che abbiamo appena visto, lo scenario appare non proprio oscuro e  i giovani possono ricominciare a pensare all’acquisto di una casa di proprietà tramite la richiesta di un mutuo, possibile e fattibile anche grazie al continuo calo dei tassi d’interesse.

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Laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha iniziato a scrivere tre anni fa mettendosi alla prova per gioco e con curiosità, trasformando pian piano le prerogative iniziali in un interesse e una passione crescente, fino ad arrivare a fare della scrittura una vera e propria attività, per condividere e comunicare quante più informazioni utili e possibili.

 
 

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