Italia: 5 aziende su 8 chiedono prestiti per pagare le tasse

 

Le imprese chiedono sempre più credito alle banche. Il dato sconcertante è che la liquidità non serve a finanziare gli investimenti ma a pagare le tasse. Ecco i risultati del 2014.

Proprio così: cinque aziende su otto chiedono prestiti in banca per far fronte alle tasse. Lo sconcertante dato emerge da un sondaggio del Centro studi di Unimpresa condotto sulle 122mila imprese associate. Unimpresa evidenzia che il 62% delle micro, piccole e medie imprese del nostro paese è stato costretto a ricorrere ad un finanziamento per rispettare le pressanti e onerose scadenze fiscali. Secondo il sondaggio Unimpresa, gli ostacoli maggiori li affrontano  le categorie che basano il proprio lavoro sugli immobili. Quanto ai settori produttivi, sono gli operatori turistici (per gli alberghi), le piccole industrie (per i capannoni) e la grande distribuzione (per i supermercati) quelli che risultano maggiormente impegnati con le banche a causa dei pagamenti di imposte sugli immobili e, più in generale, per tutti gli adempimenti con l’erario.

 

Imu, Tasi e Irap spingono le aziendea chiedere finanziamenti

Oltre 76.200 Pmi associate a Unimpresa, circa il 62,5% del totale,  hanno chiesto soldi alle banche per pagare le scadenze tributarie. Le rilevazioni sono state effettuate durante tutto il mese di luglio 2014, attraverso le sedi di Unimpresa presenti su tutto il territorio nazionale. Non c’è comunque da meravigliarsi, il dato segue il trend degli ultimi anni: nel 2012 e nel 2013 la tendenza già era evidente e mostrava un costante aumento del fenomeno. L’Imu e la Tasi sembrano essere in cima alle motivazioni che hanno spinto gli imprenditori italiani a rivolgersi alle banche e a chiedere prestiti. Sul podio dei tributi che portano gli imprenditori a richiedere finanziamenti, al terzo posto c’è l’ Irap. Questa tassa mette in seria difficoltà le imprese, basta tener presente che l’imposta regionale sulle attività produttive si paga anche quando i bilanci sono in perdita, dunque in assenza di utili.

 

 

Il commento del Presidente Longobardi

Il presidente di , Paolo Longobardi così commenta i dati raccolti:”Tutto ciò genera un triplo effetto negativo sui conti e sulle prospettive di crescita delle aziende. Il primo è l’apertura di linee di credito destinate a coprire le imposizioni fiscali invece di nuovi investimenti, il che limita la natura stessa dell’attività di impresa. Il secondo problema sorge, poi, alla chiusura degli esercizi commerciali, quando il valore degli immobili posti a garanzia dei prestiti fiscali va decurtato in proporzione al valore dell’ipoteca, con una consequenziale riduzione degli attivi di bilancio. Il terzo guaio è relativo a eventuali altri finanziamenti per i 

quali l’impresa deve affrontare due ordini di problemi: meno garanzie da presentare in banca e un rating più alto che fa inevitabilmente impennare i tassi di interesse”.

Secondo Longobardi “questa è la prova che un sistema tributario troppo pesante si accanisce sulle imprese fino a portarle allo sfinimento, se non al fallimento. Attivare linee di credito per pagare le tasse è assurdo: vuol dire la fine del sistema economico. Di fatto l’impresa si trova morsa in una tenaglia, con fisco e credito che tagliano le gambe e chiudono le porte del futuro. Alla fine il conto arriva anche per lo Stato: un’impresa che annaspa diventa un contribuente meno ‘generoso’ e pure il gettito tributario ne risente e non poco sia sul fronte dell’imposizione diretta (a esempio l’Ires) sia su quello dell’imposizione indiretta (come l’Iva)”.

Il Presidente Longobardi così continua: “In una situazione così grave siamo costretti a constatare che è stata data precedenza alla riforma costituzionale, volta a dare riassetto al Senato, e allo stesso tempo che è stata di fatto messa ai box, in particolare, la delega sul lavoro. In questa fase drammatica per l’economia, con le vie d’uscita sempre meno visibili, sarebbe opportuno mettere su una corsia preferenziale le misure necessarie a mettere il Paese in condizione di imboccare la ripresa, mentre i provvedimenti di carattere istituzionale potrebbero restare su un binario più lento. Chiediamo un impegno a governo e Parlamento”.

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
 
 
 

Nessun Commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

 
 

Lascia un commento