Le donne hanno più difficoltà ad ottenere prestiti personali

 

Studi di settore hanno dimostrato che per le donne è più difficile ottenere un prestito personale, un mutuo o un fido. Scopriamo insieme il perché.

Quando si ha bisogno di ottenere un prestito personale le possibilità non mancano se si sanno utilizzare le proprie carte e soprattutto, se si conoscono gli strumenti del mercato finanziario.

Se si ha un lavoro, una storia creditizia e non risultano iscrizioni negative nelle banche dati avere un prestito personale può risultare addirittura semplice se si sa come fare: si può cercare on line il tasso più conveniente, approfittare dei prestiti Inpdap, se si è un dipendente pubblico, oppure è possibile ottenere la cessione del quinto o, ancora, se si ha un immobile, un mutuo per liquidità e così via.

 

E se a richiedere un prestito è una donna?

Verrebbe da chiedersi, perchè cambia qualcosa? A quanto pare si! Alcuni studi condotti nel 2013 e nel primo semestre 2014 mettono in evidenza una forte disparità tra i generi, un gap che appare incolmabile. Gli uomini si vedono più frequentemente accettare una richiesta di finanziamento, gli importi dei prestiti personali erogati agli uomini sono sicuramente più elevati e la situazione non cambia da nord a sud del nostro paese.

 

Perché esiste questo gap di genere nell’erogazione dei prestiti?

La risposta è semplice e deluderà chi già pensava ad una forma di maschilismo o a motivazioni derivanti da una sorta di retaggio culturale. La risposta è una sola: le donne guadagnano meno degli uomini. Le retribuzioni delle lavoratrici sono più basse di quelle dei loro colleghi: circa 1.400 euro contro 1.800 al mese a parità di qualifica.

Questa importante verità, e solo questa, condiziona gli istituti di credito. Guadagnando meno le donne sono meno propense ad indebitarsi con le banche, emerge invece che preferiscono rivolgersi all’aiuto di parenti e amici. Ciò comporta una mancata storia finanziaria, il che condiziona negativamente un eventuale richiesta di prestito.

Emerge inoltre che, guadagnando meno, le donne rimandano gli acquisti di una certa importanza, sono riluttanti agli acquisti di beni durevoli e preferiscono comprare un auto usata in contanti, piuttosto che una nuova con un prestito finalizzato. Le case acquistate da donne sono in media più piccole e i nuclei familiari con una donna capofamiglia sono, in media,  economicamente più fragili.

A parte il dato economico, però, non ci sono altre differenze importanti da segnalare fra richiedenti uomini e richiedenti donne. L’età media dei richiedenti si attesta sempre sui 50 anni e non incide, come anticipato poc’anzi, neanche la provenienza geografica. Fra Nord, Sud e Centro Italia, infatti, i dati non mostrano variazioni significative.

Anche le finalità per cui si richiede un prestito in banca, poi, sono le stesse: in genere si chiedono soldi per ottenere maggiore liquidità, ma anche per ristrutturare casa (con la complicità degli ecobonus).

A penalizzare le donne rispetto agli uomini, in definitiva, sembrano essere solo quei 400 euro di differenza in busta paga, quindi la diversa retribuzione tra generi, pur se a pari livello.

 

Prestiti alle imprese femminili

La situazione non cambia, anzi è più grave, per le imprese guidate da donne.

Secondo l’indagine dell’Osservatorio credito di Confcommercio, le aziende a conduzione femminile hanno difficoltà a ottenere credito dalle banche e comunque, più difficoltà degli uomini. Negli ultimi tre mesi del 2013 il 7,4% delle aziende femminili  ha richiesto credito alle banche sotto forma di prestiti personali, mutui, fidi, mutui per liquidità, ma anche per consolidamento di debiti esistenti. Ebbene, il  62,4% non è riuscita ad ottenerlo o  ha ottenuto un erogato inferiore a quello richiesto.

Sempre secondo i dati di Unioncamere  alla data del 31 dicembre 2013, sono  1.429.897 le imprese a guidate da donne, pari al 23,6% del totale delle aziende nazionali.

 

 

 

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