Le imprese italiane chiedono sempre più prestiti. Le famiglie sempre meno.

 

La crisi economica spinge le famiglie italiane a rinunciare al credito, al contrario le aziende non smettono di chiedere aiuto alle banche. Ecco le novità 2014

La crisi economica che ha colpito senza distinzioni il nostro paese si ripercuote su tutta la popolazione: famiglie, imprese, enti pubblici e studenti, esercenti e via dicendo. Il modo di affrontare la brutta congiuntura economica che ci troviamo a vivere, nostro malgrado, presenta innumerevoli differenze. Si può osservare ad esempio che le famiglie italiane chiedono sempre meno credito, e ciò avviene in linea di massima da nord a sud. Sono così crollate le richieste di mutui e prestiti da parte delle famiglie del nostro paese.  Le imprese, invece,  non hanno mai smesso di rivolgersi agli Istituti di credito per sostenere la propria attività, e ciò con crescenti difficoltà data la stretta al credito portata avanti dalle banche. La fotografia della fragile condizione socio-economica del nostro Paese emerge dalla consueta rilevazione del Barometro Crif, società specializzata nei sistemi di informazioni creditizie e di business information.

Calano le richieste di prestito delle famiglie

Per quel che concerne le famiglie italiane  i dati segnalano un atteggiamento di grande prudenza: basti pensare che nel solo 2013 la richiesta di credito ha fatto registrare una flessione del 4,7% per i prestiti e del 3,6% per i mutui. Il calo è spaventoso se confrontato con i dati degli anni precedenti, ad aumentare in modo esponenziale è invece l’indice di rischio del credito delle famiglie italiane le quali, sono considerate, in media, ad alto rischio creditizio. Possiamo fare qualche esempio:  nel 2013 il numero di richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto e moto, arredo, elettronica ed elettrodomestici, ma anche viaggi, spese mediche, palestre) ha fatto segnare un -5,0% rispetto all’ anno precedente, il 2012, mentre i prestiti personali si sono caratterizzati per una flessione lievemente più contenuta, pari al comunque notevole  -4,1%. L’ultimo mese dell’anno, dicembre 2013, invece, ha fatto registrare una contrazione pari a -11,8% rispetto allo stesso mese del 2012.

 

Aumentano le richieste di prestito delle aziende

Decisamente diversa la situazione sul fronte imprenditoriale. Il numero di richieste di finanziamento in ogni sua forma non tende a diminuire anzi, la corsa al rialzo pare inarrestabile. Basti pensare che nel mese di dicembre 2013 sono state registrate un numero di domande di finanziamento da parte delle imprese cresciuto del 5,7% rispetto allo stesso mese dell’ anno precedente, il  2012, portando l’incremento complessivo nei 12 mesi ad un +1,7% rispetto all’ anno precedente. Secondo lo studio condotto da Crif, il numero di richieste presentate dalle aziende agli istituti di credito nel semestre luglio-dicembre risulta essere il più elevato in assoluto dal 2009 ad oggi, vale a dire da quando la crisi economica ha iniziato a far sentire i suoi effetti, a conferma del fatto che le imprese italiane non hanno smesso di rivolgersi agli istituti di credito in questa difficile fase del ciclo economico.

 

A commentare i dati è, tra gli altri, Simone Capecchi, Direttore Sales & Marketing di CRIF . “L’andamento delle richieste di credito rappresenta un indicatore di straordinaria importanza per tastare tempestivamente il polso alle famiglie e valutare il loro livello di fiducia nei confronti del futuro e la propensione ad impegnarsi nell’ investimento per la casa o per l’acquisto di beni durevoli o di costo più elevato . Purtroppo il trend che ha caratterizzato l’anno appena concluso non sorprende affatto considerate le difficoltà che coinvolgono circa 9 milioni di italiani, alle prese con una situazione di perdurante disagio occupazionale. In particolare, la mancata crescita dei redditi reali e la conseguente contrazione del potere d’acquisto hanno ulteriormente indotto le famiglie ad adottare un approccio estremamente cauto e a rinviare gli acquisti e gli investimenti non considerati strettamente indispensabili”.

 

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