Prestiti d’onore: miliardi di dollari di debiti per gli studenti americani

 

Il sistema di studio americano è diverso da quello europeo. Negli States le Università sono per lo più private e agli studenti tocca pagare quote di iscrizione molto sostanziose. Per farlo possono accedere ad un prestito agevolato dallo Stato che poi dovranno ripagare durante la loro carriera lavorativa.

Seppure contrassegnata da consolidati segnali di crescita anche l’economia americana ha le sue questioni da risolvere: è di questi giorni infatti il comunicato della Federal Reserve che annuncia che il debito non pagato dagli studenti statunitensi ammonta a quasi mille miliardi di dollari, un totale triplo rispetto a quanto non fosse fino a nove anni fa.

Si tratta di un sistema che assicura la qualità del college e la redditività dell’istituto senza gravare sulle casse dell’erario ma solo, anche se un pò per volta, sulle tasche degli effettivi beneficiari, un sistema recentemente auspicato anche per l’Italia ma che ha il difetto di funzionare solo nei periodi di crescita economica. Infatti nei momenti di contrazione del prodotto interno lordo, un naturale sotto prodotto della recessione è la disoccupazione, in particolare quella giovanile: i giovani laureati difficilmente riescono a trovare un lavoro all’uscita del college e con ancora maggiore difficoltà trovano un impiego all’altezza degli studi fatti.

Questo senza contare che, anche trovando un lavoro, è difficile disporre delle risorse necessarie a trovare casa, mantenere una famiglia e contestualmente ripagarsi gli studi fatti. Stando così le cose è normale che molti non riescano a pagare il debito d’onore contratto con lo Stato e i dati divulgati dalla Federal Reserve certificano questa situazione se pensiamo che nel 2004 l’ammontare globale di questi debiti era di 350 miliardi di dollari mentre raggiunge il ragguardevole livello di 950 miliardi alla fine del 2012.
Una delle cause che hanno portato il debito a lievitare tanto è stata la crescita dei tassi di interesse e adesso la cifra ha raggiunto un livello tale da preoccupare le autorità politiche americane.

La crisi ha contribuito a ingrossare questo debito anche per un altro verso: sempre meno le famiglie americane sono in grado di pagare gli studi ai figli e di conseguenza sempre più devono ricorrere al prestito d’onore che ormai negli USA rappresenta per ammontare la seconda tipologia di debito, dopo il mutuo immobiliare e prima del credito al consumo. Del resto quanto sia difficile ripagare i debiti contratti per lo studio è testimoniato dalle vicende personali di molti dei più autorevoli personaggi politici statunitensi: lo stesso Obama, il quale si era dimostrato sensibile alla problematica convincendo il congresso a ridurre una parte di quell’onere con un provvedimento dell’anno scorso, raccontò in un college della North Carolina di avere ripagato il suo debito solo a 42 anni, quando già da sette anni sedeva sullo scranno del parlamento in Illinois ed era all’immediata vigilia del suo approdo al Senato federale.

E il Presidente è in buona compagnia se si pensa che il senatore repubblicano Rubio ha finito di restituire i 150 mila dollari serviti per la laurea in giurisprudenza a 40 anni. Ma il record lo detiene la senatrice democratica Elizabeth Warren, entrata nella camera federale alla bell’età di 63 anni e ancora debitrice all’erario di una fetta del suo debito d’onore.

Tornando ai numeri snocciolati dall’indagine compiuta dalla Federal Reserve sono 39 milioni gli americani che ancora devono estinguere il proprio debito. Raramente si tratta di over 60: gli americani prossimi all’età della pensione che ancora si ritrovano a dovere fare fronte allo Student debt sono solo il 5% del totale.
In gran parte la restituzione di questo debito coinvolge americani con oltre 40 anni d’età e l’ammontare medio del dovuto non supera i 20 mila dollari. L’area di vera e propria sofferenza è quella che riguarda i quasi 4 milioni di americani che devono ripagare 50 mila dollari e il milione e mezzo di quanti devono all’erario più di 100 mila dollari.

La politica USA sta fiutando il pericolo: sul sistema creditizio grava il pericolo dell’insolvenza ma un altro problema è legato al fatto che il pagamento dei debiti potrebbe indurre le famiglie a una riduzione dei consumi. La soluzione sarebbe quella di rinnovare gli sgravi istituiti da Obama ma i repubblicani sono contrari e per questo gli interessi potrebbero schizzare dall’attuale 3,4% al 6,8%.

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