Prestiti e finanza: i nostri giovani sono gli ultimi della classe

 

Educazione finanziaria: i giovani italiani si classificano agli ultimi posti con il 21,7% degli studenti che non raggiunge il livello di sufficienza

Prestiti giovani, mutui, tassi, pagamenti elettronici: cosa sanno i giovani su come spendere, risparmiare, gestire il denaro in modo pratico e sicuro?

A leggere i dati del rapporto OCSE-PISA 2012, sull’alfabetizzazione finanziaria, i giovani italiani si classificano agli ultimi posti con il 21,7% degli studenti che non raggiunge il livello di sufficienza – contro il 15,3% della media Ocse – e solo il 2,1% che raggiunge il livello massimo, contro il 9,7% della media Ocse.

Lo studio rileva anche che gli studenti italiani hanno meno esperienza nei prodotti e servizi finanziari rispetto agli studenti degli altri Paesi Ocse e il 44% degli studenti italiani è titolare di un conto corrente o di una carta prepagata, contro una media del 54% dell’area Ocse.

Giovani ed educazione finanziaria: 

Nel progetto PISA 2012 (Programme for International Student Assessment), oltre alle tre specialità “tradizionali” – matematica, lettura e scienze – l’Ocse ha voluto sondare anche le competenze finanziarie (financial literacy).

Si è trattato della prima indagine internazionale tra i giovanissimi su questo tema, testandone le competenze in materia finanziaria, la capacità di orientarsi in una fattura o un estratto conto, di comprendere il funzionamento di carte di credito e di debito, di saper gestire le proprie finanze, ma anche di capire sistemi fiscali e di risparmio, di riuscire ad avvalersi dei propri diritti di consumatore e sapersi assumere responsabilità derivanti da contratti di tipo finanziario.

L’indagine sull’alfabetizzazione finanziaria ha coinvolto 13 Paesi ed economie Ocse: Australia, Comunità fiamminga del Belgio, Estonia, Francia, Israele, Italia, Nuova Zelanda, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna e Usa; e 5 Paesi ed economie partner: Colombia, Croazia, Lettonia, Federazione Russa e Shangai-Cina.

Il livello di alfabetizzazione finanziaria è stato valutato attraverso un test cartaceo di 60 minuti somministrato a circa 29mila studenti (7.068 in Italia), con difficoltà variabile da 1 a 5, dove il livello 2 individua la soglia di alfabetizzazione sufficiente, mentre il livello 5 la capacità di approfondire operazioni economiche di lungo periodo, prevedendo effetti futuri sulla propria vita, come nel caso della concessione di un prestito.

Divario Nord-Sud

Come anticipato, in Italia uno studente su 5 non raggiunge la sufficienza e solo il 2% ottiene il punteggio massimo. Tuttavia è forte la differenza (86 punti) tra la prima regione italiana e l’ultima in classifica.

Veneto e Friuli Venezia Giulia si collocano sopra la media OCSE, risultando ottave nella classifica internazionale con 501 punti, (prima assoluta Shanghai con 603 punti); mentre i giovani delle regioni del Sud Italia dispongono di competenze più “basse”: la Sicilia registra 429 punti e la Calabria 415, appena prima della Colombia, ultima classificata.

Gap maschi-femmine

Tra i Paesi partecipanti alla rilevazione, l’Italia e’ l’unico in cui emergono differenze significative nel punteggio medio tra maschi e femmine: le ragazze infatti hanno un livello minore di alfabetizzazione e vanno peggio dei ragazzi di meno 8 punti.

Giovani risparmiatori crescono

In questo quadro poco edificante, di positivo c’è che l’Italia, pur con tutte le sue magagne del sistema di istruzione, resta tra i Paesi meno iniqui del mondo in tema d’istruzione. Inoltre sei giovani su dieci sono dei risparmiatori: se vogliono comprarsi qualcosa che non si possono permettere aspettano finché non hanno messo da parte abbastanza soldi.

Il ruolo della scuola nell’educazione finanziaria

I risultati dell’indagine OCSE-PISA 2012 evidenziano l’esigenza di intervenire, ma cosa fa la scuola per informare i giovani ed educarli a spendere, risparmiare, gestire il denaro in modo pratico e sicuro?

La Banca d’Italia in collaborazione con il MIUR propone moduli didattici per tutte le scuole secondarie di secondo grado e anche per le primarie: il personale di Bankitalia incontra e forma gli insegnanti nell’ambito del programma “Conoscere per decidere” e mette a disposizione sul proprio sito dei manuali liberamente consultabili.

Tra le altre iniziative messe in campo dalla scuola con i diversi attori, c’è quella del Consorzio PattiChiari dell’Abi, che dal 2003 ha avviato un progetto per la diffusione della cultura economica nel Paese e per avvicinare gli studenti alle competenze di base dell’economia; quella della Guardia di Finanza, con il progetto “Fisco a scuola”, per l’educazione alla legalità economica; la collaborazione con l’Ania, attraverso il programma “Io&irischi”, per parlare di prevenzione nel campo dei beni e della salute; quella con la Corte dei Conti, dal titolo “L’Italia incompiuta”.

Quello che manca, come fa notare Giovanna Boggio Robutti, responsabile dei programmi di educazione finanziaria del Consorzio PattiChiari dell’Abi: “è l’anello di collegamento: indicazioni chiare che guidino le scuole nello sviluppo, in piena autonomia, di un più efficace percorso educativo …”.

 

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41 anni, laurea in giurisprudenza. Esperta in comunicazione e relazioni pubbliche, in particolare nello sviluppo strategico e coerente delle attività di comunicazione Corporate e Consumer, gestione diretta delle media relation e media partnership, ideazione e gestione di progetti e campagne d’informazione sociale. Curiosa, esprime le proprie scelte con intrepida avventura, consapevolezza, disciplina e amore profondo, perché ogni istante è sapore e opportunità.

 
 

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