Visco: “troppi prestiti a breve termine per le imprese italiane”

 

Il 38% dei finanziamenti italiani è a breve termine. Il governatore della Banca d'Italia è preoccupato per la stabilità delle banche che si trovano quindi a corto di liquidità

“Troppi prestiti a breve termine per le imprese italiane comportano instabilità per le banche”, è questa la preoccupazione del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco manifestata nella sua relazione in occasione dell’Assemblea Bankitalia.

Lo Stato italiano attualmente ha una quota del 38% di finanziamenti a breve termine, ovvero quelli da estinguere nell’arco di un termine non superiore a 12 mesi, rispetto alla Germania a quota 18% ed alla Francia con il 24% di media nell’area euro. Dato il periodo così breve, la stretta conseguenza è quella che nella stragrande maggioranza dei casi le imprese sono costrette a rifinanziarsi per concludere appunto i precedenti finanziamenti e non per investire, facendo in modo che le banche si ritrovino a corto di liquidità.

L’allarme di Visco è su più fronti, in primis sulle modalità di credito, attraverso l’affidamento su conto corrente. Questa forma, permette all’imprenditore, in accordo con la banca, di poter usufruire di un credito maggiore rispetto al capitale depositato in conto, con la possibilità sia di usufruirne un po’ per volta che per intero, e riformarlo attraverso successivi versamenti.

La pratica di questa modalità di credito nasce indubbiamente dalla forte esigenza delle imprese in un momento di crisi così forte come quello che sta investendo l’Italia, ma che inevitabilmente comporta instabilità delle imprese bancarie anche nei confronti dell’Eurosistema.

Necessità di ricapitalizzarsi è il primo obiettivo delle banche secondo Visco, che però non può essere realizzato solo attraverso l’applicazione di soluzioni interne come ad esempio quella di imporre oneri agli operatori ed al sistema economico, ma è necessario l’intervento della Banca Centrale Europea, per creare una serie di strumenti patrimoniali a garanzia della copertura dei rischi bancari. In questa maniera le banche avrebbero anche l’opportunità di applicare regole più stringenti rispetto a quelle attualmente armonizzate alla scala internazionale.

Dura è la critica di Visco nei confronti dell’Unione Europea, alla quale richiede un intervento concreto, perché come ha dichiarato:  ”Le regole da sole non bastano” ma è necessario un preciso controllo sugli attivi ponderati a rischio, in quanto all’interno dell’Ue c’è un’elevata dispersione del rapporto tra attività ponderate a rischio ed attività totali. Tali differenze sono dovute sicuramente ai diversi bilanci e profili delle imprese bancarie. Ecco perché Visco sottolinea la necessità di adeguare a questa eterogeneità, il calcolo delle attività di rischio.

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Laureanda in Giurisprudenza, ha iniziato a scrivere da due anni e si è ritrovata avvolta in una nuova passione senza accorgersene. Dove c’è un posto in cui raccontare qualcosa, esprimere un’opinione, portare avanti un progetto di ricerca c'è, pronta a dare un contributo e ad arricchire il suo bagaglio di esperienze.

 
 

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